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La mia mente come un'onda
se ne va e poi ritorna,
pigramente penzolante,
dentro un vento di ovatta.
Già in lontananza , però,
una luce che taglia le palpebre.
Vibrazioni nervose trscinano
lente e inesorabili
in una scia di frecce di cera.
Il richiamo alla norma
mi contrae il pensiero.
Maledico chi non m'ha dato la forza
di camminare,ora,
nella normalità programmata.
In queste vene scorre
l'acqua del Po
che ora dimentica le mie radici.
Come un suicida pentito
stringo questa ringhiera
che mi riporta a ieri,
a tre giorni fa,
a cinque anni fa...
a una radice scavata dall' acqua
arpionata per l'inverno
dal pescatore .
Il cervello è un pezzo di ghiaccio.
Le mie mani afferrano,
stringono,
regalano,
beffando la mia alienazione .
Eppure, riesco ancora
a pestare i grilli.
Sono vivo .
Un fiore ora sboccia su uno scoglio.
Una radice è arrivata al mare